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Torres del Paine: trekking e disagio in Cile

Immaginate il cielo grigio, il vento che vi schiaffeggia la faccia e la pioggia, fine fine e appuntita, a coronare il tutto. Aggiungeteci uno dei trekking più impegnativi della Patagonia et voilà, la nostra avventura a Torres del Paine più o meno è andata così. Ma è stato bello lo stesso!

cielo della Patagonia

Attraversare il confine

Salutiamo El Calafate e il Perito Moreno, non senza un po’ di shopping compulsivo nei negozi di outdoor della città, e partiamo diretti verso il Cile.

Attraversiamo la frontiera presso Paso Río Don Guillermo. Il lato argentino della frontiera consta di qualche baracca in legno dove, come in una processione, si passa da uno sportello all’altro per ricevere timbri sul passaporto e sul permesso dell’auto. Alle pareti ci sono i manifesti in stile “wanted” per i ricercati. Li sbirciamo velocemente, leggiamo di un tizio sparito con la figlia, di un altro che probabilmente fa il trafficante, di gente sparita da mesi. Il disinteresse dei funzionari argentini è palpabile.

Risaliamo in auto e guidiamo nella terra di nessuno tra Argentina e Cile. Finalmente arriva la dogana cilena: efficiente, organizzata, con addirittura uno degli impiegati che parla inglese e francese. Anche qui ci accodiamo alla fila e anche qui, come in una piccola processione, tutti transitiamo da tre differenti sportelli. All’ultimo sportello, un funzionario e il suo cane vengono ad ispezionare l’auto: a parte gli ovvi trasporti illegali, non è possibile entrare in Cile con alimenti freschi (carne, vegetali ecc). Superiamo indenni il controllo (abbiamo qualche barretta di cereali, mentre la frutta l’abbiamo mangiata prima di arrivare al confine perché ci avevano avvertito dei controlli). La famiglia davanti a noi, dopo un po’ di discussioni in merito ad un barattolo di carne di guanaco, la sfanga perché essendo inscatolato il guanaco a quanto pare può essere portato in souvenir alla famiglia. Hanno meno fortuna i due motociclisti un po’ più in là, che devono abbandonare le loro uova fresche – in dogana si mangerà frittata a cena probabilmente.

Benvenuti in Cile

Al di là della frontiera, il Cile è verde di foreste, un contrasto pazzesco rispetto a pochi chilometri prima, dove l’Argentina era brulla e polverosa. La polvere, comunque, anche in Cile non manca, e sale dalle strade sterrate esattamente come al di là della immaginaria linea del confine. Il nostro primo incontro in Cile è un armadillo che traballante ci attraversa la strada: un incontro fugace ma che ci riempie di entusiasmo.

Le strade cilene che incontriamo ad un certo punto hanno la pretesa di essere asfaltate ma sono piene zeppe di buche e ci fanno rimpiangere lo sterrato. Ci avviciniamo al parco nazionale Torres del Paine facendo slalom sulle montagne, su una strada che si affaccia sul Lago El Toro, per poi entrare ed addentrarsi nel parco, fino a terminare sulle sponde del Lago Grey.

torres del paine cile

Il Parco Nazionale Torres del Paine

Torres del Paine è un vero paradiso per gli amanti del trekking e della montagna. Molti dei visitatori arrivano fin qui per percorrere il circuito W, un trekking di 70 km che richiede 4-5 giorni, o il circuito O, che nei suoi 112 km include il percorso W e prosegue a nord in un difficile tratto sul versante posteriore delle Torres.

Per chi non ha tempo o voglia di cimentarsi in tali imprese, esistono trekking più brevi, di durata e difficoltà variabile, che permettono comunque di esplorare il parco. Sul sito La Ruta de los Parques potete trovare molte informazioni utili e dettagliate. Inoltre, è possibile fare escursioni a cavallo oppure navigare sul Lago Grey per avvicinarsi al ghiacciaio Grey. Esiste anche la possibilità di spostarsi da un punto panoramico all’altro del parco in una sorta di giro in autobus fatto in giornata… ma ci sembra che sia un modo davvero superficiale di scoprire un parco naturale (non lo abbiamo fatto, ovviamente).

Noi abbiamo deciso di percorrere il trekking Base Las Torres per raggiungere la laguna ai piedi delle Torres, le imponenti torri in granito che dominano i panorami del parco.

torres del paine cile

Il trekking Base Las Torres

Estenuante. Forse è l’aggettivo che meglio descrive questo percorso di “soli” 19 km con un “piacevole” dislivello di 900 m. Ma anche gratificante, bisogna dirlo.

base torres cile

Partiamo con un bel sole sulle spalle, in breve superiamo il primo tratto dove ci sono parecchi turisti in passeggiata. Il cielo poco alla volta si annuvola e per quanto arriviamo al Paso de los Vientos i suddetti vientos non ci lasciano delusi: le folate sono forti e taglienti. Da lì in avanti il sentiero è a mezza costa sul versante senza dubbio più ventoso di tutta la valle. Ma ancora qualche sprazzo di sole arriva, mentre le nuvole viaggiano veloci nel cielo. In un paio di ore arriviamo al Campamento Cileno, un’area camping con un piccolo rifugio dove facciamo una lunga coda per utilizzare la toilette e dove ci promettiamo di berci una birra sulla via del ritorno.

Il tratto successivo del sentiero sale attraverso il bosco. Quando raggiungiamo l’ultimo pianoro prima della salita finale il cielo è ormai di un grigio cenere che fa paura. Da qui, stando ai cartelli, 45 minuti ci separano dalla meta. La salita diventa più impegnativa: ci arrampichiamo su una vera e propria pietraia che ci fa tornare in mente i ricordi della scalata al Monte Fuji. Non basta: mentre saliamo inizia a piovere e le rocce diventano sempre più scivolose e viscide. Rallentiamo il ritmo, cerchiamo di non scivolare e di portarci a casa tutte le articolazioni integre. Usciti dal tratto riparato dalla vegetazione, scopriamo che il vento si è fatto ancora più forte (qui i venti forti sono frequenti e talora raggiungono i 100 km orari!).

Schiaffeggiati da vento e pioggia arranchiamo aggrappandoci alle rocce, concentratissimi nel tentativo di non scivolare e rotolare giù verso valle. Molte persone rinunciano e tornano indietro. Noi vogliamo tenere duro e arrivare, quindi rannicchiati sotto le mantelline scegliamo con cautela dove mettere i piedi in quella fanghiglia scivolosa che si sta formando. Ci sembra di impiegarci un tempo lunghissimo, ma alla fine arriviamo: ecco le Torres lì davanti, si stagliano grigie sul grigio del cielo. Ma la laguna lì sotto è di un verde-blu pazzesco nonostante l’atmosfera plumbea tutta intorno.

Rinunciamo subito all’idea di un picnic vista Torres perché fa un freddo non indifferente e ci stiamo bagnando come pulcini. Scattiamo qualche foto, ci godiamo la vista guadagnata a gran fatica e poi salutiamo e scendiamo verso valle. La discesa, se possibile, è ancora più impegnativa della salita perché il rischio di slogarsi una caviglia è notevole. La roccia è tutta “franabile”, per dirla con Aldo Giovanni e Giacomo. Ma arriviamo a rifugiarci in mezzo agli alberi contandoci due caviglie a testa e considerandolo un gran successo. Mangiamo i nostri panini al riparo dalla pioggia, infreddoliti e stanchi. Il tempo si mette sempre peggio e quindi ripartiamo rapidamente verso valle. Rinunciamo all’idea della birra al Campamento Cileno perché continua a piovere e a tirare vento. Per fortuna, scesi ancora più a valle, dopo un’oretta, smette di piovere. Risaliamo in auto e dopo un’oretta di offroad raggiungiamo il nostro hotel dove ci premiamo con un buon pisco sour.

Dove dormire a Torres del Paine

Le possibilità sono due: dormire in uno degli alloggi all’interno del parco (lodge, hotel o campeggi) oppure alloggiare a Puerto Natales, cittadina a circa 100 km dal parco da cui si può raggiungere il parco in autobus.

Noi abbiamo deciso di alloggiare all’interno del parco: l’unica stanza disponibile l’abbiamo trovata all’Hotel Lago Grey, un lodge situato in una bellissima posizione lungo le sponde dell’omonimo lago. L’hotel è di recente costruzione, confortevole e con belle stanze affacciate sul lago. Però è anche preso d’assalto da comitive di turisti anziani, di quelli che sciamano giù dai pullman, cosa che conferisce un’atmosfera simile ad un club vacanze più che ad un lodge di montagna. Inoltre è parecchio costoso. Non ci sentiamo di raccomandarlo né di sconsigliarlo: pur essendoci trovati bene per servizio e pulizia, beh, non è esattamente nelle nostre corde ritrovarci in un grande hotel pieno di turisti!

Il video della nostra avventura a Torres del Paine in Cile


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12 commenti su “Torres del Paine: trekking e disagio in Cile

  1. Mi spiace per il brutto tempo! Torres del Paine m ihanno sempre affascinato un casino perchè mi ricordano molto le Tre Cime di Lavaredo, se hai avuto occasione di vederle entrambe fammi sapere se c’è davvero una somiglianza tra le due!

  2. Il Cile è un altro mio grande sogno (ne ho moltissimi…). Ci si è appena trasferita mia nipote, per lavoro e per amore. Spero di riuscire ad andarla a trovare presto, considerati i luoghi meravigliosi che mi avete fatto conoscere e l’imminente arrivo di un pronipotino mezzo italiano e mezzo cileno…

  3. Siete stati bravissimi!! Noi abbiamo fatto il giro con la nostra macchina e una breve passeggiata.. non proprio come i turisti anziani dei pulman…. leggendo le tue descrizioni mi sono ritrovata là con il vento gelido, il tempo che cambia ad ogni secondo e la meraviglia della laguna sotto le vette delle Torres. Ancora complimenti per il coraggio e la tenacia nel terminare il trekking in un luogo tanto ostile.

  4. Io adoro il trekking! Immagino quanto sia stata bella questa avventura, nonostante il tempo. Comunque, anch’io come voi avrei proseguito indisturbata sulla mia tabella di marcia, anche se ci fosse stata la neve! Non vedo l’ora di leggere il tuo prossimo racconto di viaggio! A presto, Chiara

  5. Io vorrei fare il W trek ma bisogna prenotare con largo anticipo gli alloggi, se non si vuole dormire in tenda, e costano tantissimo considerato che sono camerate tipo rifugio di montagna. Il problema è che si trova brutto tempo il trekking diventa un incubo.

    1. Sì purtroppo il meteo è una grande incognita e bisogna sicuramente mettere in conto di trovare pioggia e vento. Se non si vuole dormire in tenda bisogna organizzarsi con anticipo, ma anche dormendo in tenda bisogna programmare prima

  6. Che esperienza! Complimenti per la costanza perché io alla prima difficoltà avrei gettato la spugna. E poi mi sarei mangiata le mani per mesi perché una volta arrivata fino a lì valeva la pena di provarci. Siete stati ripagati da una vista bellissima che sicuramente è valsa tutta la fatica che avete fatto. Bravi davvero.

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