Australia, Adelaide e Kangaroo Island

Eccoci. Siamo ad Adelaide, è sera, ci sono 10° ed una pioggerellina sottile che si appiccica addosso. E’ piuttosto buio anche se sono all’incirca le 19. Usciamo alla ricerca di un po’ di “vita”, ci dirigiamo verso la zona Chinatown speranzosi, ma di vita ne incontriamo proprio poca: un paio di locali aperti, qualche avventore, in giro praticamente nessuno. Entriamo in un accogliente BBQ vietnamita, mangiamo una cenetta assolutamente gradevole al sapore di Oriente. Poi ce ne torniamo al nostro ostello poco riscaldato per la notte.

L’indomani prendiamo un piccolo aeroplano che ci porta a Kangaroo Island. Il cielo è grigio e tira un vento potente, ma il pilota è in gamba e ci porta a terra senza troppi sballottamenti. A KI (così la chiamano gli Australiani che amano le abbreviazioni) abbiamo una prima delusione: l’escursione in barca per nuotare con delfini e leoni marini non si può fare per via delle condizioni meteorologiche; e neppure si può ripiegare su un’uscita in barca per un safari marino, per lo stesso motivo. Iniziamo allora l’esplorazione dell’isola in auto, seguendo qualche dritta fornita dal simpatico impiegato della Hertz: c’è molto verde, il cielo è di un grigio bluastro un po’ arrabbiato e scarica qua e là qualche secchiata di pioggia. Ne vengono fuori arcobaleni incredibili, a decine, sparsi nel cielo.

Il primo giorno lo dedichiamo ad esplorare la costa settentrionale. E’ la costa più docile, fatta di belle spiagge sabbiose, con il mare lungo e lento che rotola sulla sabbia. Ci fermiamo a Stokes Bay, dove un passaggio attraverso le rocce dovrebbe condurre ad una spiaggia talora visitata dai pinguini; purtroppo la marea è alta e rinunciamo a immergerci nell’acqua fredda per raggiungerla. Emu Bay si rivela più accogliente, con il lungo litorale che si snoda senza ostacoli; lo scisto delle sue formazioni rocciose pare conservi uno dei due fossili di trilobita Redlichiida esistente al mondo. Noi – paleontologicamente ignoranti – passeggiamo nella sabbia fino a pomeriggio inoltrato. In Australia ad agosto si fa buio presto, quindi salutiamo Emu Bay prima che il sole inizi a tramontare e ci dirigiamo ad American River dove alloggeremo. Prima però ci fermiamo per una breve tappa in un luogo consigliato dal nostro amico della Hertz, in Davies Road, dove pare sia impossibile non avvistare i canguri: la dritta non delude, e di canguri, ora che il tramonto è vicino, ne vediamo a decine. Ci aspettavamo di restare stupiti della loro bruttezza (come ci era capitato vedendoli in fotografia) e invece le loro faccette stupide sembravano quasi dolci e il loro saltellare quasi aggraziato nell’atmosfera ammorbidita del tramonto.

Emu Bay

Il secondo giorno ci risveglia una meravigliosa alba. Partiamo diretti verso il West End, verso il Flinder Chase National Park dove sappiamo esserci parecchi sentieri escursionistici. Il clima però è inclemente anche qui: un solo sentiero, l’Heritage Walk, peraltro piuttosto breve, è aperto e praticabile. Rassegnati, iniziamo la breve passeggiata che si rivela però molto fortunata: avvistiamo canguri, koala (ma quanto è carino? è l’animale più peluche che abbiamo mai visto!), oche selvatiche con tanto di pulcini e uova in cova.

Dopo di che ci spostiamo verso due delle maggiori attrazioni dell’isola: Admirals Arch e le Remarkable Rocks. Affacciati sulla costa meridionale dell’isola, questi due luoghi (Admirals Arch soprattutto) mostrano il lato selvaggio della costa: alte rocce a picco sull’oceano, dove i flutti schiumano violenti schiaffeggiando la colonia di otarie orsine della Nuova Zelanda (che, incuranti, continuano a ronfare pigramente) e raggiungendo con i loro schizzi i turisti (che sembrano gradire meno delle otarie). Camminando lungo le passerelle si raggiunge una piccola grotta incorniciata da un arco di roccia bitorzoluto, estremamente scenografico. L’altro sito imperdibile è Remarkable Rocks, poco più a est: massi di granito dalle forme astruse, grigie e arancioni, erose dagli agenti atmosferici, fanno bella mostra di sé – sembra quasi che qualcuno le abbia lasciate cadere da chissà dove.

Concludiamo la giornata con la visita al Seal Bay Conservation Park, una riserva naturale dove osservare i leoni marini da vicino, mentre cacciano in mare, giocano o corrono, oppure semplicemente dormono impanati di sabbia. Stare così vicino a questi animali, incuranti della nostra presenza o al limite incuriositi, mentre si lasciano osservare nella loro quotidianità ci ha trasmesso una sensazione di pace e serenità.

A KI ci sono anche alcuni produttori vinicoli (noi abbiamo assaggiato i vini di Dudley Wines e di The Islander), un birrificio, una distilleria di gin, un allevamento di ostriche, un vivaio di lavanda, caseifici e anche un allevamento di api provenienti dalla Liguria! Se siete appassionati di fari, non resterete delusi; vicino ai fari di Cape Borda e Cape du Couedic è possibile pernottare nei cottage dei guardiani dei fari.

Il terzo giorno salutiamo KI in mattinata e, nuovamente sballottati dai venti su un aeroplano da una ventina di posti (quasi tutto pieno di italiani…), torniamo sulla “terraferma” per iniziare il vero viaggio, quello on the road, quello che ci porterà a tagliare in due l’Australia spingendoci verso il Nord.

 

Qui il video della prima puntata dal nostro canale Youtube – enjoy!

:::Info pratiche:::

Dormire:
   Adelaide: Adelaide Central YHA – ostello in buona posizione centrale, spartano ma pulito
  KI: Wanderers Rest of KI – accogliente guesthouse gestito da una coppia gentile e disponibile; le aree comuni sono molto curate, le stanze un po’ più anonime ma confortevoli e con una splendida vista sul mare. Colazione varia e completa. La sera si può cenare nel loro ristorante, che offre piatti di carne e pesce piuttosto classici ma saporiti.

Mangiare
   Adelaide: Little NNQ – locale pittoresco e molto… asiatico, sia nei piatti sia nella cortesia del personale
  KI: Wanderers Rest of KI (vedi sopra); Chase Cafe (ristoro all’interno del Visitor Center del Parco; hamburger, insalate ecc); Parndana Hotel (pub che offre piatti classici come hamburger e fish&chips, ambiente un po’ dimesso ma caratteristico, in stile “bettola americana di un film anni Settanta”).

Noleggio auto: su KI sono disponibili solo Hertz e Budget; entrambi propongono soluzioni con km limitati a 200 km al giorno, che si rivelano scarsi per le necessità dell’isola. Quindi, per non spendere troppo in km extra, organizzate bene l’itinerario!

10 Responses

  1. Ho letto tutto d’un fiato!
    Sogno l’Australia da anni ma.. non abbiamo mai avuto modo di poterci andare ancora! .
    che bellezza e quanta natura!
    È molto interessante anche il video, bravi 🖒

  2. Che bellezza questo angolo di Australia! Un sogno ad occhi aperti! Spero di riuscire ad organizzare presto un bel viaggio in questa terra, e mi piacerebbe proprio tanto approdare sulla KI! Meraviglia!

  3. Per i suoi paesaggi incontaminati credo che l’Australia sia uno dei paesi più belli che abbia mai visitato!! Ci sono stata nell’estate del 2011 e spero tanto di poterci tornare prima o poi. Non sono riuscita a visitare Adelaide e Kangaroo Island, quindi intanto mi sono immaginata questi bei posti leggendo il tuo articolo!!

    1. Allora è un buon motivo per tornarci! Ti consigliamo di andarci durante il nostro inverno, per incontrare un clima un po’ più clemente: sulla costa nord è possibile fare escursioni in mare e nuotare con le otarie!

  4. Mi puoi spiegare come si faccia a partire per visitare l’Australia e trovare la forza di tornare a casa!? Tutta quella natura, quelle spiagge! Bellissimo giro, quando andrò in Australia (perchè ovviamente andrò 😛 ) mi ricorderò dei posti che hai segnalato!

    1. Non è facile, ma in tre settimane abbiamo divorato così tanta Australia e così tanto outback! E poi si iniziava a sentire la mancanza della family rimasta a casa (leggasi 2 cani 2 gatti 1 tartaruga). Il bello dei viaggi è anche tornare… perché poi c’è sempre un altro viaggio all’orizzonte!

  5. Che bella la tua visita! Alcune delle tappe non le ho fatte, non avevo tempo per tutto, ad esempio le otarie orsine le ho viste solo da lontano! Comunque sono d’accordo con te, il koala è l’animale più peluche-dolce-cuore del mondo. <3
    Ah, complimenti per l'aeroplano da 20 posti! Non so se riuscirei 😀

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