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Torino secondo noi: goderne da turista, viverla da local

Non siamo bravi bugia nen, noi che abbiamo la fregola di stringere una carta d’imbarco tra le mani e di scrutare il tabellone delle partenze per leggerci NYC, Buenos Aires, Tokyo. Eppure in questo anno così assurdo abbiamo fatto i bugia nen anche noi e negli assolati pomeriggi delle prime domeniche d’estate siamo tornati ad esplorare Torino con occhi da turisti ma cuore piemontese. Ecco il meglio di Torino secondo noi.

il meglio di torino

I tre migliori musei di Torino (secondo noi)

1) Museo Egizio

Il primo posto non può che essere del Museo Egizio, un vero e proprio gioiello non solo della città: è il secondo museo egizio al mondo per importanza, secondo solo a quello del Cairo. Il Museo Egizio di Torino nacque quasi duecento anni fa per volere di re Carlo Felice di Savoia; negli anni il museo si arricchì grazie ai viaggi e agli scavi di Schiaparelli e Farina. Recentemente ha subito due grandi ristrutturazioni, nel 2006 e nel 2015, che l’hanno tolto dalla naftalina, per così dire: ora il Museo Egizio ha una superficie espositiva di 60000 mq e rappresenta un’esperienza a 360° che continua a stupire anche chi c’è già stato.

Tra statue e statuette, papiri, sarcofagi, monili e mummie (ben 24 sono umane e risalenti ad epoche differenti), due ambienti colpiscono forse più degli altri. All’interno della Galleria dei Re, enormi statue di pietra scura, solenni sfingi e maestose divinità sedute osservano i visitatori; l’atmosfera è resa ancor più suggestiva da un gioco di specchi scuri e da luci soffuse, che moltiplicano all’infinito lo spazio della galleria. Subito dopo la Galleria dei Re, si accede alla Sala Nubiana che ospita, in dimensioni reali, il tempio di Ellesiya. Non si tratta di una ricostruzione, ma del tempio originale, salvato dal rischio di essere sommerso dal lago Nasser e trasferito interamente qui a Torino. Questo piccolo tempio rupestre fu scavato nella parete di un’altopiano in Nubia nel XV secolo a.c. ed ora si trova qui, in pieno centro di Torino, dove chiunque voglia può entrarvi come gli antichi egizi oltre tre millenni fa. Incredibile.

Secondo noi il Museo Egizio è un must imperdibile, oltre che per l’indubbio valore culturale, anche e soprattutto per le intense emozioni che riesce a suscitare: è impossibile non lasciarsi impressionare dalle vestigia di un popolo così misterioso come quello Egizio.

2) Museo dell’Automobile

Al secondo scalino della graduatoria mettiamo il Museo dell’Automobile di Torino. Sia che siate patiti di automobili (come Leo), sia che le quattro ruote vi interessino prevalentemente nella misura in cui vi portano da A a B (come me), il Mauto vi piacerà. L’esposizione è organizzata in ordine cronologico, dai primi veicoli a motore che assomigliavano più ad una carrozza su gomme che ad un’auto, fino a futuristici missili che guadagnarono svariati primati di velocità in pista. Un’ampia sezione è dedicata ai veicoli che hanno fatto la storia: la giardinetta fantozziana, la vecchia multipla con lo strambo portellone sul davanti, il maggiolone degli hyppies, la Trabant della caduta del muro di Berlino…

Ma perché un intero museo dedicato all’automobile proprio qui, a Torino? La maggior parte di voi lo sapranno: la FIAT, e in senso lato l’industria automobilistica in Italia, nacque proprio a Torino alla fine dell’Ottocento e plasmò per lunghi anni il carattere e l’aspetto della città. Il Mauto vuole celebrare questo percorso mettendone in risalto l’importanza, l’unicità e la passione.

3) Museo del Cinema

E infine viene il Museo Nazionale del Cinema: un po’ museo un po’ parco giochi, il punto di forza è sicuramente l’immersività di questo percorso museale. Partendo dalla grande sala centrale, dove sdraiarsi su una chaise-longue per godersi una proiezione, il percorso a spirale conduce, attraverso piccole sale a tema, dai primordi della cinematografia fino alle moderne produzioni e attraverso interessanti mostre a tema. Il Museo del Cinema è ospitato all’interno della Mole Antonelliana, uno degli edifici simbolo di Torino: tramite un ascensore panoramico si può salire in cima e ammirare Torino dall’alto.

I tre edifici più belli di Torino (secondo noi)

1) Basilica di Superga

Appollaiata su una collina e raggiungibile a piacere in auto, a piedi o con una cremagliera, la Basilica di Superga domina sulla città (ed è anche una delle sagome più riconoscibili in partenza o atterraggio dalla città). Tristemente famosa per il tragico incidente aereo in cui perse la vita la squadra del Grande Torino e tutto l’equipaggio dell’aereo, la basilica deve la sua costruzione ad un voto del Duca Vittorio Amedeo II, sotto assedio da parte delle truppe francesi. Fu così che, nel XVIII secolo, il Duca diede incarico a Juvarra di costruire la Basilica. Oggi questo edificio bianco e giallo assomiglia ad un tempio cristiano e ospita nelle sue cripte le tombe della famiglia Savoia. Queste tombe sono incredibilmente cariche di fascino con quegli epitaffi così forti e solenni da rendere ogni personaggio a modo suo un eroe, i giochi di luce sulle pietre levigate e le statue maestose. La vista che si gode da lassù o, meglio ancora, salendo sulla cupola Juvarriana è incredibile: avrete Torino ai vostri piedi.

2) Palazzo Reale

Lo ammettiamo: per anni e anni siamo passati davanti al Palazzo Reale di Torino buttandogli un’occhiata o poco più, senza immaginare la maestosità dei suoi interni, che ci ha ricordato quella di Versailles. Il biglietto di ingresso comprende, oltre agli appartamenti del Palazzo Reale, la Reale Armeria, la Galleria Sabauda, i Giadini Reali e la Cappella della Sacra Sindone. Gli appartamenti reali sono opulenti, meravigliosamente arredati e decorati, sfarzosi al punto da fare concorrenza ai palazzi francesi. Nell’Armeria Reale fa bella mostra di sé una collezione di pezzi unici, con le armature scenograficamente montate a dorso di cavallo ai lati della sala principale. La Galleria Sabauda ci ha detto poco, ma probabilmente è perché siamo degli ignorantoni che sanno poco di pittura sacra e arte rinascimentale. Una breve visita alla cappella della Sacra Sindone, splendente di marmo nero, e infine una passeggiata nei Giardini Reali concludono la visita.

3) Villa della Regina

Villa della Regina è un palazzo seicentesco un po’ discosto dalla città, immerso tra i vigneti e la collina. Anche qui Juvarra c’ha messo lo zampino e la Sala al centro dell’edificio accoglie con la giusta solennità gli ospiti. Ci è piaciuto in particolare il giardino all’italiana sul retro, a forma di antiteatro. Il vigneto che ancora oggi cresce sui terreni di Villa della Regina è l’unico vigneto urbano in Italia a produrre un vino con certificazione DOC (Freisa di Chieri DOC Superiore “Villa della Regina”). Prima di tornare in città, fermatevi a gustarvi Torino da questa angolazione insolita.

I migliori locali dove mangiare e bere a Torino (secondo noi)

Per l’aperitivo

Aperitivo radical-chic.

Piano 35. È stato un posto must per molti mesi dopo l’apertura e lo è ancora. Al punto più alto del grattacielo progettato da Renzo Piano è ospitato questo moderno lounge bar, dove i cocktail sono preparati con maestria ed un tocco di creatività ed accompagnati da pop-corn fatti in casa o piattini in stile tapas. Un bonus c’è, anzi, ce ne sono due: la possibilità di godere della vista panoramica a 360 gradi su Torino e sull’arco alpino e quella di passeggiare all’interno della serra bioclimatica ospitata nel grattacielo. I prezzi, neanche a dirlo, sono piuttosto “mondani”, ma una volta ogni tanto bisogna concedersi una serata radical-chic.

Aperitivo sabaudo.

La Farmacia del Cambio. Sedere ai tavoli della Farmacia, in piena piazza Carignano, accanto a qualche signora anziana della “Torino Bene” che si lagna deli costumi dei giovani e magari divide un paninetto con il suo barboncino, a godere del passeggio della domenica sarebbe già di per sé un buon motivo per fermarsi qui. Per di più l’aperitivo ve lo servono in bottigliette con tanto di prescrizione, proprio come se si trattasse di una vera medicina: la domenica fermarsi qui prima del pranzo in famiglia diventa quasi d’obbligo.

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Aperitivo alternativo/bohémien.

Da Emilia. Emilia sulla sua pagina Facebook parla dei clienti come fossero amici, come una grande famiglia che si ritrova la sera attorno ad un tavolino. Emilia ti accoglie con un gin che non si dimentica, con un bicchiere di vino quello buono, con un Ricard come beveva tuo nonno. Emilia ci mette di fianco una tigella, un po’ di formaggio, due salumi emiliani. E via. Se non fosse così italiano DOC questo posto sarebbe parigino.

Per mangiare local

Il pranzo veggie

Chiodi Latini New Food Bistrot (Givemeveg). Ci piace perché qui la cucina è vegetale ed è pensata per essere tale. Qui è la verdura l’ingrediente del piatto: è cucina vegetale e non vegetariana o vegana. Non è una versione “senza” di un piatto pensato per onnivori. Quando ci siamo stati noi, non era ancora la “grossa macchia rosa” che è ora né si chiamava ancora Givemeveg, ma era “semplicemente” la versione bistrot del fratello maggiore Chiodi Latini di via Bertola: tre menù a scelta, composti da antipasto, piatto principale e dolce, a prezzi assolutamente abbordabili. Speriamo non sia cambiato.

Il pranzo “piemunteis”

Ballatoio – bistrot di ringhiera. In questa trattoria moderna il ballatoio c’è davvero e richiama la tradizione piemontese della vita nella corte del palazzo, fatta di condivisione, di pranzi assieme e di pasta fresca la domenica. Il menù nasce piemontese verace e si trasforma in corso d’opera, così accanto all’insalata di gallinella e al bunet c’è posto anche per i calamari ripieni e per la cheesecake.

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Il pranzo piatto unico

Poor Manger. Che ormai è un’istituzione, almeno da dieci anni a questa parte. Ci vai perché ami la patata (l’ortaggio! malpensanti!), coniugata qui in tutte le sue forme, sublimata da caprino zucca e nocciole o irrobustita da baccalà mantecato e cipolla rossa di Tropea. Ad ogni patata il suo ripieno. Vietati i doppi sensi.

Per mangiare etnico

La cena “bella scoperta”.

KAY Essenza peruviana e piscobar. Questo posto è paradisiaco. Entrate e in un attimo vi trovate in mano un pisco sour che dio-solo-sa-come-avete-fatto-a-non-bere-prima e una ceviche che parla da sola. Dopo un po’, non vi spiegate più come sia possibile aver vissuto ignorando la cucina peruviana, fatta di robe a prima vista repellenti che diventano squisite (il cuore di vitello per dirne una…), empanadas di gallina, calamari ai ferri, platano fritto col maiale… l’unico problema, qui, è che non viviamo più a Torino per ordinare delivery.

La cena “street food”

Oh Crispa. Altra tappa must per noi: i ravioli al vapore e i deliziosi panini taiwanesi si possono gustare all’interno del negozio o a zonzo nel parco. Raccomandatissime, quando torneranno in menù, le crepes cinesi Jian Bing. Non ci dilunghiamo oltre, perché di Oh Crispa vi abbiamo già parlato qui.

Il pranzo salutista

Pacifik Poke. Che noi, quest’estate, avremmo avuto un mezzo pensiero di andare alle Hawaii. Che, non essendoci andati, siamo finiti per disperazione a mangiarci una poke bowl in questo locale. Che sì, è un franchising, ma alla fine le bowl sono buone, personalizzabili e saziano.


Video: il meglio di Torino


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12 commenti su “Torino secondo noi: goderne da turista, viverla da local

  1. Torino mi è piaciuta moltissimo: l’ho vista un paio di volte e mi piacerebbe tornarci per vedere ciò che mi manca e per gironzolare per le strade senza meta. I musei torinesi sono straordinari, quello egizio una vera roccaforte di cimeli e magia. Per la prossima visita poi ho anche un lungo elenco di locali da visitare, come una vera local. Grazie per le dritte!

  2. Ma quanto è buono Poormanger? È tappa fissa ogni volta che torno a Torino. Le ho provate quasi tutte ormai 😅 comunque è una città davvero affascinante, che ho apprezzato sin da subito. Tra le cose che avete citato, però, mi manca Villa della Regina!

  3. Sono stata a Torino ma ho visto solo il Museo del Cinema, Piazza Castello e il Parco del Valentino. Praticamente niente. Mi piacerebbe tornare magari fermandomi in uno dei locali che avete citato!

    1. Torino ha moltissime cose da vedere, se puoi dovresti fermarti per 3 o 4 giorni per goderti la città e magari sconfinare fino alla bellissima reggia di Venaria poco distante. Con un paio di giorni in più, puoi goderti anche le Langhe 😉

  4. Sono stata a Torino credo l’ultimo sabato prima del lockdown: con mia mamma abbiamo deciso di fare un’altra cosa molto da bugia non: uscire per “guardare le vetrine” 😉 E poi ci siamo fermate proprio alla Farmacia del Cambio.
    Trovo che sia proprio una città stupenda, con tantissime cose da fare. Tra l’altro confesso che nemmeno io ho mai visitato gli interni di Palazzo Reale! Devo rimediare, speriamo di poterlo fare presto. Anche perché è da un secolo che voglio provare la cucina di Oh Crispa.

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