Giappone, Koya-san: vita al monastero

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Ci avviciniamo alla fine del racconto del nostro viaggio in Giappone. La penultima tappa è stata per noi il monte sacro Koya-san, luogo fondato da Kōbō Daishi dove sono ubicati oltre un centinaio tra templi e monasteri. Noi ci siamo andati affittando una epica “macchina-scatoletta” giapponese e abbiamo pernottato alla foresteria del tempio Sekisho-in.

Ma partiamo dalla scatoletta: già dal primo viaggio in Giappone del 2013 non abbiamo potuto evitare di innamorarci delle “macchine-scatoletta” giapponesi: parallelepipedi che rotolano per le tortuose strade nipponiche, queste macchinette racchiudono in un volume minimo tutto lo spazio che si può desiderare. Efficienti e tascabili, permettono di muoversi comodamente in città e non solo. Noi abbiamo noleggiato una Toyota-scatoletta: dotata di navigatore in giapponese super-loquace, che è stato prezioso nel portarci a destinazione perché – meraviglia delle meraviglie – anche se non si capisce un tubo di kanji & co, basta avere il numero di telefono del posto dove si vuole arrivare ed è fatta! Inoltre, per evitare incomprensioni ai caselli autostradali, si può affittare anche una sorta di telepass e pagare i pedaggi direttamente con addebito su carta di credito.
Dopo un breve briefing a gesti con l’impiegato dell’autonoleggio, siamo partiti alla volta del tempio che ci avrebbe ospitati a Koya-san.

Dopo un paio d’ore di strada, siamo arrivati a Koya-san: una lunga strada affiancata da templi e monasteri ed invasa da pellegrini. Inaspettatamente abbiamo scoperto di non essere gli unici bianchi, anzi: pare che la destinazione sia piuttosto gettonata nei paesi occidentali (nulla in confronto a Kyoto, comunque). Dopo aver finalmente individuato il nostro monastero, abbiamo lasciato l’auto e siamo andati a “registrarci”: un burbero monaco dall’inglese piuttosto comprensibile ci ha forniti di braccialettino multicolore (tipo villaggio-vacanze) e ci ha portati alla nostra stanza. Dal piccolo balcone la stanza (rigorosamente tatami e fouton) si affacciava sul giardinetto interno del tempio, splendido.

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Cosa fare/vedere a Koya-san? Naturalmente avrete di che sbizzarrirvi con la visita ai templi: in particolare il Daimon, cancello di ingresso, la pagoda del Konpon Daito, il tempio Kongobu-ji e immancabile il Mausoleo di Kobo Daishi all’interno del cimitero Oku-no-in. Vi consigliamo il tour guidato notturno al cimitero, che parte dal tempio Ekoin: le guide parlano un ottimo inglese, raccontano aneddoti e spiegano aspetti religiosi/spirituali interessanti; sulla via del ritorno, potrete allontanarvi un pochino dal gruppo e godervi l’atmosfera pacata e surreale del cimitero. Dal tempio arrivano i canti dei monaci che vegliano Kobo Daishi, che si dice sia in eterna meditazione all’interno del suo mausoleo. Tornateci anche di giorno, naturalmente.

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Un altro aspetto della nostra esperienza a Koya-san è stato vivere un giorno assieme ai monaci. Svegliarci al mattino presto e partecipare ad una delle loro cerimonie mattutine. Ma anche mangiare il loro cibo: una cucina ben piantata nella centenaria tradizione buddista, vegetariana, salutare. E fredda: tutto il cibo inesorabilmente freddo – riso a parte, grazie al cielo. All’ora della cena, allertati dal gong, ci dirigiamo tutti (chi in yukata, chi in borghese) nella sala refettorio, dove due lunghe file di vassoi ci attendono appoggiati a terra e pieni di ciotoline di ogni forma e dimensione. Il menù prevedeva: tempura (fredda), sottaceti (freddi), Koya-dofu ovvero una spugnetta di tofu (fredda) dal sapore indescrivibile (in senso negativo), altre cose non chiaramente identificabili anch’esse dal sapore non esattamente buono (fredde), riso a ciotolate e tè verde a fiumi, una fetta di melone (gnam), delle gelatine supercolorate dal gusto vacuo. Immaginateci seduti a terra, nel silenzio totale, controllati a vista dai monaci mentre assaggiamo quei manicaretti ostili… E il meglio doveva ancora venire! La colazione del giorno dopo? Idem, ma con Goma-dofu (tofu al sesamo, leggermente meno cattivo di quello liofilizzato della sera prima) e senza melone… gnam gnam…

 

Abbiamo lasciato Koya-san spiritualmente grati e gastronomicamente provati, pronti a dirigerci verso l’ultima tappa del viaggio: la regione del Kumano Kodo.

:::::::Info pratiche:::::::

Regione: Kansay
Prefettura: Wakayama
Shukubo (foresteria dal tempio): Sekisho-in
Attività:
Guidare un’auto-scatoletta nel mezzo del traffico pazzesco di Osaka. Fatto. Voto 4/10.
Mangiare riso al vapore e tofu a colazione. Fatto. Voto 2/10
Provare l’ebrezza di eludere il coprifuoco dei monaci buddisti per andare a spasso nel cimitero: Fatto. Voto 9/10
Agognare un panino al crudo come i drogati di Porta palazzo a Torino. Voto 3/10.
Fare commenti idioti sul cibo del tempio salvo scoprire che vicino a noi era seduta una famiglia mista italo/nipponica che capiva tutto. Fatto. Voto 7/10
Emozionarsi di fronte al mausoleo da Kobo Daishi. Fatto. Voto 8/10.
Passeggiare da soli nella notte fra altari, tombe e scoiattoli volanti. Fatto. Voto 9/10

Indice di fastidio umanità: 8/10 JarJar. Tanta gente, tranne che al cimitero.
Indice di bellezza: 7/10 sakura.
Indice di fame: 10/10 piatti di agnolotti al plin… Il mio onore per una salsiccia di Bra!
Indice di imbarazzo gastrico di fronte al menù buddo-vegan: 7/10 imodium.
Indice di afa: 50 mm di sudore.

Qui il video delle nostre esperienze di guida giapponese e del monte Koya dal nostro Canale Youtube – Enjoy!

6 Responses

  1. Sono stata anch’io a Koyasan lo scorso giugno e mi è piaciuta tantissimo! Io ci sono andata con i mezzi pubblici (treno). Bellissima l’esperienza che hai fatto tu con la Toyota scatoletta, la trovo un’esperienza originale io non so se avrò mai il coraggio di farla…Comunque avete fatto un’esperienza sicuramente da raccontare! Sperimentare la vita con i monaci mi è piaciuto molto. Il cimitero è stata una visita che mi ha colpita l’ho trovato un posto molto spirituale !

    1. Martina sei una delle poche che, dal quel che sappiamo, è stata al Koyasan! E’ un’esperienza unica nel suo genere, ci fa piacere sapere che quel luogo e la sua spiritualità hanno colpito anche te.

  2. Proprio poco fa mi sono fatta una bella immersione nel Giappone antico di Donnavventura! Questa terra mi ispira tantissimo e spero prima o poi di riuscire a visitarla!

  3. Ogni tanto chiudo gli occhi e mi rivedo là in quel cimitero. Era l’ora del tramonto eravamo arrivati da poco, stanchi e accaldati. Mio marito aveva solo voglia di fare un bel bagno cosi l’ho lasciato al tempio e sono andata da sola a fare una passeggiata al cimitero. Quella pace mi è entrata dentro e ogni tanto torna anche il bisogno di essere la! 💙

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