Oman: un giorno nel deserto

Dopo avervi raccontato di forti, mercati e wadi, siamo arrivati ad uno dei momenti più belli ed indimenticabili del nostro viaggio. Il deserto. Noi amiamo il deserto. Da “sempre”. Dal primo viaggio in Namibia quando abbiamo imparato la meraviglia dello sguardo che si perde senza ostacoli all’infinito. Non potevamo non dedicare una giornata a questo deserto, che gli omaniti chiamano Sharqiya Sands ovvero “Sabbie dell’Est”.

Giorno 7

Al Wasil e la carovana beduina

Arriviamo nel pomeriggio ad Al Wasil dove abbiamo appuntamento con i beduini che ci guideranno nel deserto. Prima di partire, vengono a sgonfiarci un po’ gli pneumatici per poter guidare sulla sabbia più agevolmente. Partiamo in una piccola carovana di jeep: siamo una decina, noi i terzi della fila. Abbandoniamo l’asfalto e corriamo all’inseguimento del primo pick-up; sotto le nostre gomme la sabbia, inizialmente compatta e chiara, diventa rossa e morbida. Solleviamo una lunga stria di polvere che sale al cielo come un alito di fumo, unico segno del nostro passaggio. Dopo una ventina di minuti raggiungiamo il nostro campo.

Il campo beduino nel deserto

Il campo dove trascorreremo la notte è in stile beduino, con tende e barasti. Noi dormiremo all’interno di un barasti, cioè una capanna tipica beduina costruita con sterpaglie: al suo interno ci sono solo un piccolo letto e un baule su cui appoggiare i vestiti, e nient’altro. Fuori, una gradevole “veranda” con due sedie e un tavolino mal assortiti ma incredibilmente accoglienti. Le aree comuni del campo si trovano all’aperto oppure sotto un’ampia tenda, dove sono sistemati tavoli e tappeti; i bagni e le docce sono un pochino discosti dai barasti. Ci lasciamo alle spalle l’elettricità, la linea internet, ci scordiamo ogni cosa. Ci leviamo le scarpe e immergiamo in un luogo di sabbia e semplicità. Appena arrivati ci vengono illustrati gli orari delle attività e in breve ripartiamo.

Il tramonto nel deserto e un caffè al cardamomo

Presto risaliamo sul nostro fuoristrada, pronti ad affrontare una delle dune più difficili della nostra esperienza nel deserto. Il campo, infatti, sorge proprio accanto ad un’alta duna, che lo protegge dal vento. Saliamo in fuoristrada e via, acceleratore a tavoletta per sfidare la duna: altre jeep restano insabbiate, ma noi no. Leo è un grande pilota e senza difficoltà (ma con molta adrenalina) ci porta sulla cima della duna, dove ci fermiamo ad ammirare il paesaggio e ad aspettare gli altri della carovana. Continuiamo a zigzagare nel deserto, seguendo una pista che solo i beduini vedono, finché ad un tratto ci fermiamo e scendiamo dall’auto: è da qui che vedremo tramontare il sole. Risaliamo goffamente le dune alle nostre spalle fino a raggiungerne una – la prescelta – da cui si gode di uno splendido sconfinato panorama sul deserto. Ci sediamo a piedi nudi nella sabbia, sistemiamo il nostro cavalletto e ci prepariamo ad aspettare. Il sole inonda di arancione e rosa ogni cosa, la sabbia si tinge di riflessi argentei e noi ce ne stiamo beati a goderci l’istante. I piedi nudi nella sabbia di seta, la brezza (e la sabbia) nei capelli, la bellezza negli occhi. Ad un certo punto, uno dei beduini che ci accompagna si rivolge all’orizzonte e inizia a pregare: una sagoma scura contro l’orizzonte infuocato. Al termine della preghiera, il sole è ormai scomparso dietro l’orizzonte. Scivoliamo giù dalla nostra duna. Ci attende un fuoco da campo, con caffè al cardamomo e datteri. Dobbiamo essere sinceri (devo esserlo, al singolare, perché Leo il caffè non lo ha assaggiato…): il caffè più terribile della storia! I datteri però erano dolcissimi e morbidi e hanno lavato via il saporaccio di quella bevanda che osano definire “omani coffee”. È buio ormai quando facciamo ritorno al campo; i fari della nostra jeep illuminano un fazzoletto di deserto, lasciando l’immensità del buio intorno.

Il pane nella brace e le stelle sopra la testa

La cena è un buffet di piatti omaniti caldi e freddi. Come sempre, non mancano la zuppa (qui zuppa di mais), le verdure crude, il pollo, i datteri. Cosa c’è di speciale, allora? Beh, di speciale c’è che ceniamo sotto le stelle, seduti a piedi nudi su un tappeto intorno ad un falò scoppiettante. Di speciale c’è che i beduini cuociono il pane direttamente nella brace e noi lo mangiamo ancora caldo, appena abbrustolito. Di speciale c’è che intorno alle tre decine di persone sedute attorno al fuoco c’è un immenso deserto che respira. È il “Quarto Vuoto”, l’enorme deserto di Rub Al-Khali, che inizia qui, confondendosi con le Sharqiya Sands, e che si estende per buona parte della Penisola Arabica. È il secondo deserto di sabbia più grande del mondo. Quarto, perché è la quarta parte dopo il cielo, la terra e il mare. Terminata la cena, beviamo tè e restiamo ad ascoltare la musica tradizionale mentre, distesi sui tappeti, osserviamo nel cielo una miriade di stelle che ci fanno l’occhiolino. Nel cuore della notte, poi, ci svegliamo e usciamo dal nostro barasti. Siamo soli, sotto un cielo dove è sorta la luna che, grande e splendente, intimidisce le stelle. Scattiamo una dieci cento fotografie del cielo.

L’alba e i dromedari

E poi c’è l’alba. Lì, davanti a noi, ad un passo. Eppure il sole è così lontano, i suoi raggi arrivano flebili ad uno ad uno, tingendo il cielo e la sabbia. Restiamo seduti a contemplare il miracolo semplice del risveglio del sole. Poi, scendiamo alla duna più in basso e ci voltiamo ed è di nuovo lì, davanti a noi, l’alba. Il sole di nuovo nascosto dalle dune, di nuovo i raggi che emergono a poco a poco, di nuovo la sabbia lentamente si intiepidisce sotto i piedi. Potrebbe essere un’alba infinita, se solo continuassimo così, a sederci sulla duna appena più in basso. Beviamo i colori pastello del crepuscolo mattutino, per saziarcene. Rientriamo al campo, in tempo per rifocillarci con una bella colazione. Dopo, ci portano a fare un breve giro a dorso di dromedario. Questi animali sembrano avere un carattere molto diverso tra loro: alcuni sono socievoli e avvicinano la testa alla nostra gamba per farsi accarezzare; altri dondolano infastiditi e snob guardando via quando ci avviciniamo. Incredibilmente il dromedario è comodo (ad essere onesti, non concordiamo su questo punto: a me è sembrato stranamente più comodo del previsto, a Leo è sembrato scomodo…). Il giretto è molto breve e non particolarmente panoramico, ma sicuramente è un’esperienza usare questo mezzo di trasporto così antico e stoico.

Si conclude così la nostra ventiquattrore nel deserto: noi due seduti sulle sedioline fuori del nostro barasti, con i piedi nella sabbia, gli occhi pieni di ricordi e il cuore gonfio di emozioni.

Qui il video del sesto episodio del nostro viaggio in Oman direttamente dal nostro canale YouTubeEnjoy!

:::Info pratiche:::

Dormire & Mangiare: ci sentiamo di consigliarvi il Nomadic Desert Camp. Rispetto a quello che abbiamo letto online di altri campi, è più piccolo, è gestito da una famiglia beduina ed è stato uno dei primi campi del genere ad essere creato. Il costo dell’esperienza nel deserto non è basso, e comprende i pasti e alcune attività (l’escursione con self drive oppure sulla jeep dei beduini al tramonto e un giro in dromedario da 20 minuti). Dell’esperienza vi abbiamo raccontato sopra.
Vestirsi: portatevi indumenti caldi per la notte perché è piuttosto fresca e scarpe da spiaggia/da barca (anche se amate andare in giro scalzi – come me – le scarpe sono utili ad esempio per evitare di calpestare gli escrementi di dromedario…)
Guidare: abbiamo percorso circa 30-40 km sulla sabbia del deserto. All’andata, verrete guidati con il resto della carovana. Il ritorno invece è in autonomia: alla partenza ti indicano una direzione e via! Noi siamo riusciti ad arrivare a Al Wasil senza difficoltà, anche se ci siamo ritrovati in un luogo diverso da dove siamo partiti e abbiamo poi dovuto usare il navigatore per tornare dal gommista a farci rigonfiare gli pneumatici. In ogni caso, se non vi fidate, pagando i beduini vi riaccompagnano in città (oppure accodatevi a qualcun altro, è gratis!).

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38 commenti su “Oman: un giorno nel deserto

  1. Davvero molto ben scritto e molto belle le immagini. Tra qualche giorno vedrò una mia cara amica di ritorno dall’Oman che so già mi racconterà del suo viaggio. Grazie ai vostri post potrò capire meglio quello di cui mi parlerà.

  2. Amo i deserti!!! mi sono innamorata di quello del Sahara, dove ho trascorso una notte in tenda con degli amici circondata dal nulla (che pace e che silenzio) e anche di quello in Oman, visitato nel febbraio di ormai 5 anni fa! Che voglia di tornare e di rivivere quelle esperienze 🙂 L’Oman è un Paese che mi ha davvero affascinata

  3. Le foto meravigliose, unite al vostro racconto, trasmettono tutte le emozioni di una notte incredibile, un poco magica e sicuramente indimenticabile! Ora, chissà poi come mai, sono curiosa di assaggiare il caffè al cardamomo… ?

  4. Il deserto è per me un grandissimo amore. Ne sono attratta fin da bambina. Ho dormito un paio di volte nel deserto del Thar e mi aspetta, a breve, il Sahara. Da quello che fate trasparire il deserto dell’Oman è stupendo!

  5. Non sono mai stata nel deserto! Voi avete vissuto veramente un’esperienza fantastica a restare una notte proprio in tenda. Forse anche il modo più vero per conoscere veramente l’Oman. Avete fatto davvero un bellissimo viaggio!

  6. purtroppo abbiamo mancato l’esperienza nel deserto quando siamo stati a dubai e lo rimpiango……..vabbè buon motivo per visitare l’oman appunto ? farò attenzione agli escrementi dei dromedari ?

  7. Adoro il vostro racconto e confermo al 100% che il caffè omanita fa…schifo… ahaha non riuscivo più a mandarlo giù ragazzi ahah anche io sono stata nel deserto di Al Wasil ma non nel vostro stesso campo, un’esperienza indimentacible..nonostante il coffee

  8. Non sai quanto vorrei fare un’esperienza del genere. Che invidia (in senso buono!), again!! *__* Dormire in una tenda beduina e avere tutte quelle stelle sulla testa dev’essere una delle cose piu’ belle che si possano vivere. Ma inutile dirti che il mio sogno piu’ grande, una volta arrivata li’, non possono che essere i dromedari!! Quanto li amo ahah! Bello sapere che hanno anche loro spiccate personalita’! 😀

  9. Io ho fatto un’esperienza simile in Giordania, nel deserto del Wadi Rum.
    Io adoro i deserti e se un giorno andrò in Oman sicuramente mi organizzerò per rifare un’esperienza del genere!

  10. Leggendo il vostro post ho confermato che quello che ritenevo un sogno è davvero un’esperienza unica e imperdibile. Spero di poterla realizzare presto con i miei figli!

  11. Ammiro decisamente la scelta di una sistemazione Così spartana, Mi è capitato curiosando su Internet di vedere moltissimi camp ad estremo lusso. Sicuramente così l’esperienza è più autentica.

  12. Che invidia! Io adoro i deserti e adoro questo tipo di esperienze. Ma quanto vi è piaciuto? E con le foto in questo post è stato un come essere li con voi, i caldi colori del deserto indescrivibili.

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