Oman: incontrare le tartarughe

Tempo di lettura 8 minuti

Lasciamo il deserto per avventurarci sulla costa, esplorare le spiagge alla ricerca delle tartarughe marine, curiosare nelle città e goderci l’ultimo wadi prima di tornare a Muscat.

Giorno 8

Salutiamo il nostro campo beduino nel deserto, lasciandoci alle spalle le distese infinite di sabbia rossa. Guidiamo verso nord-est fino a raggiungere la costa. Ci fermiamo a Ras Al Jinz, una riserva naturale famosa per la nidificazione delle tartarughe verdi.

Ras Al Jinz Turtle Reserve

Trascorriamo un rilassante pomeriggio passeggiando sulla spiaggia, magari qualche tartaruga sbadata potrebbe sbagliare orario per venire a riva ma nulla… sono tutte tartarughe “svizzere”! In compenso, facciamo amicizia con alcuni granchi che corrono verso le onde, impavidi. La sabbia della spiaggia è chiara, fine ma un po’ ruvida sotto i piedi scalzi se paragonata a quella morbidissima del deserto. Ci godiamo un nuovo tramonto, con le onde del mare che cullano il sole fino ad addormentarlo. Intorno all’orario del tramonto, i guardaparco controllano che in spiaggia non resti nessuno a disturbare le tartarughe che potrebbero venire a riva.

La spiaggia di Ras Al Jinz

Il parco organizza due uscite notturne per osservare le tartarughe: una alla sera ed un’altra all’alba. Si segue la guida nella semioscurità della notte e della torcia elettrica e si arriva alla spiaggia, dove altri guardaparco hanno già identificato i nidi. Si possono avvicinare le tartarughe solo dopo che hanno iniziato a deporre le uova, questo per non scoraggiarle dal raggiungere la spiaggia e fare il nido. Raggiungiamo la prima tartaruga, che è intenta a deporre le preziose uova nel nido che ha faticosamente scavato. Poco oltre, un’altra tartaruga sta ricoprendo il proprio nido. L’escursione del mattino ci regala un altro piccolo miracolo: troviamo delle tartarughine appena uscite dal loro uovo che tentano faticosamente e un po’ alla cieca (almeno così sembra) di raggiungere il mare. Il guardaparco le raccoglie tutte in una mano: sono sei. Le depone delicatamente sulla sabbia e controlla che arrivino al mare. Sono piccolissime e devono essere leggere come una piuma perché non lasciano alcuna impronta sulla sabbia. Raggiungono l’acqua e le onde le trascinano via ad una ad una. Non sono in salvo, non ancora: dovranno affrontare ancora molti predatori e cavarsela da soli nell’immensità del mare. E anche una volta adulti i pericoli non mancheranno, a partire dalla plastica che inquina i mari. Grama la vita di questi animali. Però quanto è incredibile vedere la loro tenacia: nel raggiungere la spuma delle onde, nell’arrancare sulla spiaggia e scavare a forza di pinne un nido confortevole. L’emozione nel vedere questi animali così da vicino è grandissima, lo stupore e la gioia nell’osservare i tartarughini combattere con tutte le loro forze contro la sabbia ci commuove intimamente.

Chi alloggia nell’hotel del Parco ha diritto a partecipare ad entrambe le escursioni serale e mattutina ed è incluso nel primo gruppo in uscita (quindi può avvantaggiarsi di avere un po’ meno gente in spiaggia). A differenza della nostra esperienza in Costa Rica, qui sembra purtroppo esserci un po’ meno rispetto per questi maestosi animali. Laggiù ci si avvicinava in gruppetti di una decina di persone, con torce dalla luce rossa e con estrema cautela, dopo che le guide ci avevamo debitamente indottrinato sul comportamento da tenere e con un numero limitato di persone per ogni notte e con il divieto di scattare fotografie. Qui in Oman, invece, i gruppi saranno di una trentina di persone, non c’è un limite massimo di persone (sul sito c’è scritto di sì ma nella pratica non è così); i guardaparco non forniscono né le adeguate istruzioni né danno molte informazioni sugli animali. Sembra non si dia l’adeguata importanza all’educazione dei visitatori, per così dire. Qui in Oman permettono di fotografare senza flash ovviamente, ma purtroppo come sempre ci siamo trovati con persone che pur di fare una fotografia investivano con la torcia del cellulare l’animale; certo venivano “sgridati” dalle guide, ma ormai il danno era fatto.

È stata una bella esperienza perché abbiamo visto i cuccioli (cosa che in Costa Rica non abbiamo avuto la fortuna di vedere), ma è stato molto meno emozionante rispetto al Costa Rica proprio per questa “mancanza di rispetto” che abbiamo percepito negli altri visitatori e in parte anche nel personale del Parco. Come se si trattasse solo di un business, e non di salvaguardare le tartarughe. Forse, se lo avessimo saputo, non avremmo partecipato all’escursione.

Giorno 9

Abbiamo iniziato la giornata sulla spiaggia: dopo aver visto le tartarughe marine, ci siamo seduti sulla sabbia umida e abbiamo aspettato che il sole sorgesse regalandoci un’alba meravigliosa color rosa e arancio. Con il cuore gonfio di questi colori, ritorniamo verso l’hotel camminando lentamente e fermandoci qua e là a raccogliere la plastica che qualche maleducato ignorante la abbandonato sulla sabbia. Alla fine abbiamo le braccia cariche di immondizia… sarà un piccolo gesto, ma nel nostro piccolo siamo felici di averlo fatto. Dopo una buona colazione, siamo ripartiti diretti verso nord ovest.

Ras Al Hadd

Situato sulla costa nord orientale dell’Oman questa cittadina non presenta in verità nessuna attrattiva particolare. Noi ci siamo passati attirati dalla guida che parlava di una laguna pullulante di trampolieri e tartarughe, ma che in realtà è una sorta di enorme stagno senza grandi segni di vita.

La laguna di Ras Al Hadd

Sur

Anche la città di Sur si è rivelata un pochino deludente. Affacciata su un bel mare, non ha però spiagge particolarmente invitanti (peraltro, in Oman, non è uso fare il bagno in mare se non nelle spiagge private dei resort per una questione culturale). La corniche (cioè i lungomare) si affaccia su una laguna sulla cui altra sponda sorge un borgo chiamato Ayjah, dominato da un faro. Abbiamo passeggiato nelle stradine di questo borgo e mentre camminavamo siamo stati trascinati da un omanita nella bottega di un suo amico che lavora il legno e fabbrica modellini di dhow. Dopo aver acquistato qualche souvenir ed averci offerto il caffè, ci siamo salutati ed hanno voluto regalarmi a tutti i costi un braccialetto.

A Sur l’unica attrattiva sono i cantieri dei dhow. Il dhow è un’antica imbarcazione tipica di queste zone, costruita interamente in legno. All’interno dei cantieri si possono vedere artigiani all’opera, ammirare imbarcazioni in varie fasi di costruzione e si può salire su un dhow – esperienza davvero particolare!

Dhow nella città di Sur

Sur non ha molto altro da offrire, soprattutto per noi che ci siamo capitati di venerdì, e così passiamo il pomeriggio in hotel a rilassarci in piscina. Alla sera in hotel è stata organizzato un barbecue in giardino a cui noi naturalmente partecipiamo assaggiando agnello e pesce alla brace.

Giorno 10

Wadi Al Arbeen

Lungo la via verso Muscat, decidiamo di fermarci in questo wadi poco conosciuto al turismo di massa. Si raggiunge con un tratto di circa mezz’ora lungo una strada dapprima asfaltata e infine sterrata che non presenta però difficoltà particolari. In questo wadi c’è un’area attrezzata con bagni e zona pic-nic, una grande piscina naturale di acqua azzurrissima e la possibilità di fare un bel trekking per risalire il wadi. Noi ci arrampichiamo per un tratto su per la valle, ma presto ci rendiamo conto che non abbiamo l’attrezzatura adeguata per questo che è un vero e proprio hiking. Ci fermiamo a pranzare in una piantagione di datteri, mangiando il contenuto del (costoso) lunchbox preparato dall’hotel. Concluso il pranzo, ridiscendiamo a valle e ripercorriamo la strada a ritroso, fino ad arrivare alla fine del wadi, al punto dove le acque vengono convogliate all’interno degli aflaj. Qui non c’è nessuno a parte noi: l’acqua è più verde e trasparente, con una rigogliosa vegetazione erbosa sulle sponde. Non ci immergiamo, ma ci limitiamo ad ammirare il panorama in solitudine.

Bimmah Sinkhole

La seconda tappa della giornata è questa dolina carsica creata dalla forza erosiva degli elementi. Sul fondo di questo cratere c’è uno specchio d’acqua che, in particolare quando il sole vi si riflette a picco, assume bellissimi colori blu e verdi. Noi ci arriviamo nel primo pomeriggio: c’è moltissima gente, in acqua solo un paio di persone e intorno a loro seduti a riva decine e decine di spettatori ad osservarli. Un po’ intimiditi, rinunciamo a bagnarci. Restiamo ad osservare alcuni ragazzi omaniti che si tuffano dall’alto, sfidandosi l’un l’altro e arrampicandosi sulle rocce. C’è anche una ragazza indiana che d’improvviso, dall’alto, vestita di tutto punto con pantaloni e maglia, si tuffa scatenando un applauso collettivo. Si dice che questo cratere sia stato scavato da un demonio che dorme nelle sue profondità; quel che è certo è che sul fondo vi sia un canale che unisce questo bacino al mare.

Bimmah Sinkhole

Un po’ delusi dal Sinkhole, di cui avevamo visto splendide immagini online, risaliamo in auto in direzione di Muscat, ultima tappa del nostro viaggio in Oman.

Qui il video della settima puntata del nostro viaggio in Oman direttamente dal nostro canale Youtube – Enjoy!

:::Info pratiche:::

Dormire:
Ras Al Jinz: abbiamo dormito del resort della riserva naturale: stile occidentale, la nostra camera aveva una finestra microscopica, ma era pulita. Rapporto qualità/prezzo non favorevole quanto alla sistemazione, a sicuramente un hotel in ottima posizione soprattutto per chi vuole fare l’escursione all’alba. Nella tariffa della camera sono comprese le due escursioni per vedere le tartarughe marine.
Sur: abbiamo dormito al Sur Beach Holiday, un hotel in stile decisamente occidentale, confortevole e pulito
Muscat: abbiano dormito, come già nei primi giorni in Oman, presso l’Hormuz Grand Radisson Blue. Nel post dedicato ai primi due giorni omaniti trovate tutte le informazioni.

Mangiare:
Ras Al Jinz: abbiamo pranzato e cenato nel ristorante dell’hotel, senza infamia e senza lode.
Sur: abbiamo pranzato nel ristorante dell’hotel che offre, oltre ai piatti tradizionali, anche piatti indiani e internazionali. A cena era stata organizzata una serata barbecue.
Muscat: abbiamo cenato (dopo aver inutilmente tentato di prenotare un un paio di ristoranti omaniti) al Trader’s Vic, un locale iconico più che altro per i cocktail e l’atmosfera simil-polinesiana. I cocktail sono effettivamente squisiti, la cucina propone piatti internazionali e alcune alternative orientali un po’ rivisitate.

Guidare: abbiamo percorso 320 km circa, per lo più di strada asfaltata e i minima parte (per raggiungere Wadi Arbeen) di sterrato non difficile.

38 Responses

  1. Oh, che dispiacere sapere che le tartarughe vengono trattate con poco rispetto! Avevo gli occhi a cuore finchè non sono arrivata a quel punto, e mi è venuta un po’ di depressione. Amerei incontrare queste creature, e vedere i cuccioli che raggiungono la riva penso sarebbe un’emozione pazzesca, ma no, non a queste condizioni 🙁

  2. L’emozione è stata grandissima. Purtroppo, soprattutto avendo in confronto con il Costa Rica, c’è rimasto un po’ di amaro in bocca… per quel che vale, abbiamo scritto per segnalare la situazione suggerendo un maggior rigore nella gestione della riserva. Speriamo che arrivi a orecchie sensibili.

  3. Ormai sono abituata a farmi sorprendere ad ogni vostro nuovo reportage dall’oman, ma alle tartarughe proprio non avevo pensato. Le ho viste in Costarica e mi sono emozionata tanto, lì c’era veramente una cultura del rispetto, spero che prima o poi anche in Oman capiranno che per preservare il patrimonio naturale bisogna anche sacrificare un po’di business.

  4. Confermi l’impressione che ho avuto io della riserva della tartarughe. Io avevo persino pensato che le portassero lì apposta per farle vedere ai turisti, visto aventi era andato un pick-up con una cassa chiusa. Io però non ero andata nel periodo della deposizione delle uova.

  5. Che belli i tartarughini! Non pensavo potessero essere così teneri! E come è toccante la spossatezza di mamma tartaruga dopo la deposizione! Questa parte è degna di un documentario naturalistico, è un inno all’Istinto che in natura rende possibile il miracolo della Vita.

    1. Teoricamente il numero di visitatori per ogni uscita dovrebbe essere limitato ma nella pratica purtroppo non lo è. Il periodo migliore per la deposizione delle uova è luglio; in generale comunque il periodo per assistere a deposizione e schiusa va da settembre a novembre. In ogni notte dell’anno, però, pare che almeno una tartaruga raggiunga questa spiaggia quindi diciamo che si può andare ed essere fortunati in ogni momento dell’anno.

  6. Mamma mia che bel viaggio. Vedere le tartarughine è un mio sogno. *_* Da un lato mi ha colpita molto quello che scrivi a proposito del poco rispetto per loro da parte dell’organizzazione; dall’altro, tristemente, non sono sorpresa. Qui abbiamo un problema simile con i pinguini che fanno il nido sugli scogli di un molo vicino a dove abito… Turisti non limitati di numero e flash nonostante i rimproveri. Dipendesse da me, probabilmente chiuderei l’accesso e amen… Non parliamo poi della plastica… Però mi fa piacere che vi siati goduti l’esperienza, mi sono commossa anche solo a leggere 🙂

    1. Certo non è facile trovare la giusta via di mezzo: da un lato sono esperienze indimenticabili, che possono davvero sensibilizzare al rispetto per la natura e permettere di raccogliere fondi per la salvaguardia degli animali; dall’altro alcuni turisti non dovrebbero avere il diritto di partecipare a certe esperienze perché non sono in grado di comportarsi in maniera adeguata.

  7. Nel mio viaggio in Oman non ho avuto la possibilità di spingermi fino a Ras Al Jinz, ma ho avuto la fortuna di assistere alla nascita delle tartarughe alle Seychelles… che esperienza unica e indimenticabile!

    1. Se hai già avuto modo di goderti quello spettacolo incredibile, non ti sei persa molto perché purtroppo a Ras Al Jinz non abbiamo trovato il rispetto per la natura che avremmo voluto

  8. Chissà che emozione sarà stata vedere le tartarughine! io sono diventata una fanatica delle tartarughe dopo averle viste sull’isola di Zante, in Grecia.

  9. E’ un mio sogno poter vedere le tartarughe che scappano veloci in mare aperto per intraprendere il loro viaggio ma dall’altra parte, come tu hai scritto, il rispetto prima di tutto. Ben sappiamo che spesso in queste escursioni c’è il turista che pensa di fare sempre il furbo e alla fine forse è meglio non partecipare per non alimentare un turismo poco responsabile.

    1. Hai ragione: purtroppo dal sito della Riserva sembrava che le escursioni fossero molto più regolamentate (poche persone ecc.) e che ci fosse più rispetto, così abbiamo pensato di poter vivere un’esperienza emozionante finanziando il Centro. Invece…

  10. È sempre un peccato vedere che gli animali non vengono trattati con il dovuto rispetto, troppo spesso a causa di gente come quelle persone di cui parli che buttavano il flash addosso alle tartarughe. Ma la mancanza di rispetto e la maleducazione delle persone purtroppo non ha confini, nemmeno davanti a uno spettacolo come quello che avete visto voi.
    Peccato per la delusione dello Skinhole, ma direi che le altre tappe sono state tutte top!

    1. Ci fa così arrabbiare quando vediamo questa mancanza di rispetto! Leo ha anche mezzo litigato con un indiano che continuava ad accendere la luce del cellulare in faccia ai poveri animali… è davvero irritante vedere quanta ignoranza e mancanza di rispetto ci siano nel mondo

  11. Le tartarughe sono tra gli animali più affascinanti con i quali ho avuto il pregio di lavorare.. vederle nel loro habitat deve essere un’emozione indescrivibile! Purtroppo, come hai notato anche tu, il rispetto per questi (e tanti altri!) animaletti è praticamente nullo, in molteplici occasioni… 😦

  12. Il vostro è stato un viaggio fantastico, raccontato con delicatezza e chiarezza. Un vero peccato per le mancate protezioni nei confronti delle tartarughe, purtroppo, in alcuni angoli del mondo, il turismo viene ancora prima del rispetto per l’ambiente circostante. Bellissimo reportage!

  13. Apprezzo moltissimo che in un racconto così meraviglioso del vostro viaggio, abbiate deciso di essere trasparenti e sinceri riguardo la situazione delle tartarughe. Un vero peccato che l’organizzazione delle visite non ponga maggiore attenzione proprio alla loro cura e salvaguardia. Spero che le vostre parole portino a qualche cambiamento. Complimenti ragazzi!

  14. Che emozione vedere le tartarughine, ma quanto dispiacere leggere come non ci sia rispetto per loro. Se penso alla fatica che fanno, alla strada che fanno, oddio, mi vien da piangere. Le ho viste alle Galapagos e da allora non posso che pensare a queste meravigliose crature

  15. Noi amiamo gli animali e vederli nel loro habitat naturale. Purtroppo spesso ci è capitato che nei luoghi turistici dove siamo stati l’approccio con gli animali si rivelasse un po’ troppo costruito.

    1. Qui più che costruito ci ha dato la sensazione di essere un’intrusione; in Costa Rica eravamo arrivati in punta di piedi come spettatori, pieno di rispetto e meraviglia. Purtroppo questa volta le persone che erano con noi nel gruppo non si sono rivelate ugualmente educate e sensibili.

  16. I vostri viaggi mi fanno sempre sognare! Vedere le tartarughe è un’emozione unica! Anche se bisognerebbe davvero fare qualcosa per proteggerle e per evitare di trasformarle in un’attrazione da turismo di massa.

  17. L’incontro con le tartarughine deve essere stato davvero emozionante (lo ammetto, piacerebbe moltissimo anche a me!). Avete fatto bene, però, a segnalare la mancanza di attenzione che avete riscontrato durante la vostra esperienza! Speriamo davvero che la situazione si possa evolvere in qualcosa di meglio per queste splendide creature…

    1. Speriamo! La salvaguardia deve andare di pari passo con il rispetto. Mettere in mare le tartarughine che sbagliano direzione è importante, ma lo è ancora di più educare i visitatori al rispetto, in modo da poter tutti fare ogni giorno qualcosa per il nostro pianeta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top
Translate »