Aculei ne abbiamo?

No, oggi non parliamo di viaggi. Oggi vi parliamo di amore e di libertà. Anche se, forse, sono la stessa cosa…
Oggi vi raccontiamo una storia, una storia bella e semplice. La storia di sette ricci in difficoltà e dei due umani che li hanno accolti. È la storia dei due mesi di vita che abbiamo condiviso con sette appuntiti compagni di viaggio.

È il 15 luglio, siamo appena tornati dal lavoro. Leo è rientrato poco prima di me e al mio arrivo, lo vedo avvicinarsi con uno scatolone e lo sguardo un po’ preoccupato. Mi affaccio e dentro la scatola ci sono due minuscole palle di pelo e aculei, due cuccioli di riccio! Mia mamma li ha trovati che vagavano disperati nel suo capanno attrezzi e li ha raccolti. Il giorno prima era piovuto così tanto che la strada di campagna che porta a casa nostra si era completamente allagata e così anche i campi circostanti e il nostro giardino. Forse mamma riccio è rimasta vittima delle forti piogge?

Certe volte il destino: a maggio ho iniziato a fare la volontaria al Centro Ricci la Ninna ed ora ecco due piccoli ricci in difficoltà. Chiamo subito il Centro e, seguendo le solite istruzioni, mettiamo al calduccio i piccoli con una borsa dell’acqua calda e tanti pile morbidi. Nel frattempo, lasciamo acqua e croccantini nelle vicinanze del luogo del ritrovamento, nella speranza che la mamma ritorni. I due piccoli, battezzati Pingo e Pongo, li sistemiamo nella nostra lavanderia in uno scatolone rivestito di giornali e siamo corsi a comprare della mousse per gattini. Prepariamo una cenetta di mousse allungata con un po’ di acqua tiepida e la serviamo ai piccoli: la fame ha il sopravvento sulla paura e mangiano un po’ di quella strana nuova pappa. Rifocillati i piccoli si addormentano a pancia molle sulla borsa dell’acqua calda.

La mattina successiva torniamo a controllare nella speranza di trovare i segni del passaggio di mamma riccio, ma nulla. I piccoli purtroppo sono orfani. Mentre siamo al lavoro, ad un certo punto, iniziano ad arrivarci una serie di messaggi di mia mamma: “ne ho trovato un altro”, “ora altri due”, “ancora un altro ritrovamento”, “siamo a 7 adesso”… I piccoli orfani disperati e affamati a poco a poco venivano fuori dal nido alla ricerca della mamma. Tornati dal lavoro, la nostra lavanderia sembra ormai una nursery: sette palline di aculei, del peso di 80 grammi, dormono raggomitolati al calduccio in mezzo alle coperte. Pesiamo i nostri cuccioli, puliamo bene gli scatoloni e prepariamo la cena a base di mousse e croccantini ammollati: questa sarà la nostra routine serale e mattutina per un bel po’.

Salvare i ricci

I nostri piccoli riccetti si chiamano: Pingo & Pongo (i primi due superstiti), Jimbo, Giari (in piemontese significa “topo”), Matisse, Cicoria e Sedano. Per non confonderli e poterne seguire la crescita, facciamo un piccolo segno sugli aculei della schiena con lo smalto, come si fa al Centro Ricci. Un po’ alla volta, impariamo anche a riconoscere i piccoli in base al loro carattere: Cicoria è l’esploratore, Jimbo il ciccione, Matisse appena ti avvicini si appallottola e inizia a soffiare come se non ci fosse un domani. Cerchiamo di accudirli con amore ma senza farli abituare troppo alla presenza umana. Certo, non è facile: loro imparano a riconoscere il nostro odore, sanno che portiamo pappa e acqua e asciugamani caldi. Di giorno per lo più se la ronfano, di notte probabilmente organizzano dei rave party, considerando il disastro che troviamo al mattino! Come ogni cucciolo che si rispetti, anche i nostri mangiano e fanno cacca a volontà, e crescono a vista d’occhio! Qualche volta, tra una pesata e l’altra, scopriamo che qualcuno non ha preso peso, e allora, come ogni genitore che si rispetti, ci preoccupiamo fino alla pesata successiva, quando i grammi sono di nuovo in aumento.

Nel giro di un mese, i nostri ragazzi sono ormai degli adolescenti e prepariamo per loro un recinto all’aperto. Scopriamo che due sono fanciulle (Giari e Matisse) e gli altri tutti maschietti e così dividiamo il recinto in due per evitare “incidenti”. Il papà di Leo costruisce due bellissime casette in legno per ospitare i ragazzi. La prima notte che hanno trascorso fuori, non chiudiamo occhio, preoccupati che potessero uscire dal recinto o che qualche predatore potesse avvicinarsi. Paure infondate, ovviamente, visto che il recinto lo abbiamo costruito seguendo le istruzioni del Centro Ricci ed è a prova di bomba… eppure a metà notte scendo a piedi scalzi ed esco in giardino per controllare, non si sa mai.

La nuova casa nel prato piace ai ragazzi. Di giorno ormai dormono e basta e al calar della sera si avventurano fuori delle casette. Imparano a scavare per cercare i lombrichi, ma continuano comunque a mangiare i croccantini. Diventano poco alla volta più selvatici, cerchiamo di limitare le nostre interazioni con loro alle pesate e al rifornimento di pappa. Matisse è una grossa palla di aculei, la chiamiamo affettuosamente la nostra “palla di odio”; Cicoria rimane piccoletto e super curioso. Osserviamo con fierezza il peso dei nostri ricci raggiungere e superare gli ottocento grammi, ma anche con una certa preoccupazione: si avvicina in momento della liberazione, saranno pronti? avranno imparato a cavarsela anche senza una mamma riccio ad insegnarglielo?

Salvare i ricci

All’inizio di settembre, una notte durante la quale io sono di guardia in ospedale, inizia a piovere fortissimo. La pioggia è così intensa che il ruscello accanto al nostro giardino raggiunge pericolosamente il livello del ponte. Nel cuore della notte, Leo e mia mamma, al buio e bagnati fradici, traslocano i sette ricci in casa per paura che il giardino si allaghi e che possano annegare portati via dall’acqua. Io seguo in apprensione gli aggiornamenti che mi arrivano da casa; al mattino trovo tutta la famiglia – cani, gatti, tartaruga, ricci e Leo – in casa e all’asciutto. Sospiro di sollievo. Li teniamo in casa ancora una notte perché le previsioni danno ancora pioggia intensa; la domenica poi c’è sole e il giardino si asciuga e i ragazzi possono tornare all’aperto.

Alla vigilia della liberazione, li pesiamo un’ultima volta: tutto ok, peso in salita per tutti. Abbiamo fatto controllare le feci per essere certi che non ci fossero parassiti: non ce ne sono. Gli aculei sono fitti e appuntiti, nessuno ha pulci né zecche. Insomma: i nostri ragazzi sono tutti in ottima forma! Li carichiamo in auto e li portiamo nel posto prescelto per la liberazione: un luogo incolto, vicino ad un bosco, dove sappiamo esserci già altri ricci. Prepariamo dei ripari e delle mangiatoie e infine li liberiamo: qualcuno si nasconde sotto le cassette, qualcun altro parte all’esplorazione, Matisse resta lì dove la posiamo a soffiare odio a destra e manca. Ah, come ci mancheranno! L’apprensione rende il cuore pesante: riusciranno a sopravvivere? se la caveranno? quanti dubbi, quante paure… Eppure, vederli finalmente liberi è meraviglioso. Non ci guardano neanche, appena mettono i piedi a terra e sentono l’odore della natura, sentono il richiamo della libertà, lo sentiamo addirittura noi stessi. Saranno liberi, saranno felici: è al cosa che conta di più.

Salvare i ricci

Per settimane abbiamo continuato a lasciare cibo e acqua nelle mangiatoie. Non li abbiamo mai più visti. Nei primi tempi, ritrovavamo le ciotole un po’ meno piene e sapevamo che erano tornati a mangiare. Dopo un po’, le ciotole sono rimaste piene e non sono più tornati. Vogliamo pensare che abbiano finalmente imparato a contare solo su se stessi, che abbiano trovato un luogo dove preparare la tana per il letargo, che si siano ambientati e siano ritornati ad essere animali selvatici, come è giusto che sia.

Li abbiamo salvati, sfamati, cresciuti, li abbiamo amati ed è stato davvero difficile accettare di non poterli più proteggere quando è stato il momento di liberarli. Ogni volta che ci pensiamo, ci preoccupiamo dei pericoli che potrebbero incontrare e non superare; ma ci diciamo anche che abbiamo dato loro una chance e che la loro vita, adesso, seguirà il proprio destino, un destino di libertà.


Se trovate un riccio in difficoltà o che è in giro in pieno giorno, non ignoratelo: potreste salvargli la vita. Contattate il Centro Ricci più vicino a voi per avere tutte le indicazioni su cosa potete fare. Ci sono tanti modi per aiutare i ricci, il volontariato, le donazioni, regalare il libro “25 grammi di felicità” o anche qualche piccolo accorgimento quotidiano come lasciare acqua e pappa nel vostro giardino se sapete che ci sono ricci nei dintorni, o ancora educare al rispetto per la natura. E non dimenticate che i ricci sono animali selvatici e che, come tali, non possono (anche dal punto di vista legale) essere tenuti in cattività.

Per informazioni sui ricci e per aiutare il Centro Ricci La Ninna di Novello (CN) andate sul sito https://www.laninna.org

9 commenti su “Aculei ne abbiamo?

  1. Che emozione leggere questo post. Avevo visto un po’ di tempo fa l’autore del libro 25 grammi di felicità in tv (a Radio Deejay se non ricordo male) e l’avevo trovato straordinario.

  2. Non so se sarei riuscita a lasciarli andare… O l’avrei fatto cacciando lacrimoni grandi come pietre. Avete fatto una cosa straordinaria, ed oggi, parlandoci di amore e libertà per questi cuccioli, mi avete dato un grande momento di felicità.. Tutti cosi dovremmo essere, amanti della natura, loro protettori, e non distruttori folli.

  3. Mi segno il nome del centro ricci perché è vicino a casa mia. Qui in campagna purtroppo se ne vedono tanti investiti dalle macchine ai bordi delle strade, come i gatti, perché purtroppo la gente non fa attenzione.
    Complimenti per l’impegno e la dedizione che ci avete messo: immagino che non sia stato facile prendersi cura di loro e nemmeno di lasciarli andare via.

    1. Grazie Silvia: prenderci cura dei “nostri” sette ragazzi è stato un momento bello della nostra vita. Speriamo non capiti mai più di trovare orfanelli in giro, ma davvero è stata un’esperienza che ci ha dato tanto.

  4. Io ho un riccio fisso nel giardino che viene a rubare i croccantini dei gatti. Ormai lo sa che li metto lì e la notte viene a fare lo spuntino…
    Avevate fatto un cosa bellissima ma ancora più difficile, è stato rimetterli in libertà 😘 Non sapevo esistesse un centro ricci, grazie mille!!

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