Onsen o non onsen

L’ultima tappa. Dopo due settimane di Giappone e Giapponesi, alcune cose iniziano ad infastidire alternativamente una metà di noi. Come l’assoluta assenza di flessibilità. O come la salsa di soia ovunque. Ma ancora ci siamo dentro, ancora vogliamo muoverci, scoprire la penisola montagnosa di Kii, camminare lungo le vie di pellegrinaggio del Kumano Kodo, allontanarci dai circuiti turistici ed addentrarci nel Giappone dei Giapponesi. Mangeremo cibo al sapore di salsa di soia ancora per un paio di giorni.

Come in un film di Miyazaki, ci inerpichiamo lungo un tortuoso percorso per stradine di montagna con la nostra Toyota-scatoletta. Ci fermiamo lungo la strada in un posto che in Italia sarebbe “da camionisti”, dove ordiniamo additando ciò che di commestibile compare nel piatto di altri commensali; scopriamo così che hamburger si dice hamburgero e ci pappiamo qualcosa di vagamente occidentale e vagamente orientale insieme. Buono. Ripartiamo, per arrivare, attraversando microscopici agglomerati di casupole, al paese di Yunomine. Il nostro ryokan, un po’ lontano dal centro, è accogliente, proprio come il proprietario, un uomo gentile e dall’inglese impeccabile… Chi l’avrebbe detto: nipponici impiegati edokiani (avremmo scritto tokyesi, ma Treccani ci ha corretti) sordi all’anglosassone idioma e poi nel bel mezzo del niente quest’uomo che finalmente ci comprende. Ci lanciamo immediatamente a chiedere se l’onsen del ryokan è aperto anche a chi ha tatuaggi (in passato non riuscire a chiederlo ci ha fatto desistere): la risposta è sì! Yuppie!

Dedichiamo il pomeriggio al relax e all’onsen. Le regole giapponesi per l’onsen sono (naturalmente) rigorose: sessi separati, si entra in yukata, ci si sveste e ci si lava meticolosamente irrorandosi con doccette o secchiate appollaiati su bassi sgabellini. Una volta che si è belli puliti, si può entrare nell’acqua termale. Il nostro ryokan ha due vasche termali al chiuso e due all’aperto, oltre a due vasche più piccole per “famiglie”. Il primo giorno, con la timidezza di gaijin fuor d’acqua, scegliamo l’onsen privato, ma il secondo giorno – finalmente – ci buttiamo: ora siamo un po’ nipponici anche noi, lì, nudi nell’acqua rovente dall’odore vagamente sulfureo ad osservare il cielo ripulendoci mente e corpo.

La sera il nostro amico occhialuto e gentile ci accoglie per la cena. Il menù di specialità kaiseki è straordinario (e illustrato in inglese, con vignette che spiegano bene come mangiare i vari cibi – nel 2013 era stato complicato gustarci quei manicaretti senza capire bene cosa fossero o come dovessero essere assaporati). E iniziano le danze: sashimi, una zuppetta di patate e funghi, capasanta al forno, un tofu buono (dio-solo-sa-come-sia-possibile!), la famosa carne marmorizzata da far grigliare insieme a delle verdurine, un pesce arrostito allo spiedo, e chissà cos’altro non ricordiamo più… tutto squisito. La seconda sera, replay ma con piatti differenti, ancora ottimi.
La colazione un pochino più dura, ma alla fine il porridge di riso e acqua termale non è male come la descrizione potrebbe far pensare.

 

Siamo agli ultimi giorni di viaggio, un po’ stanchi per le lunghe escursioni, un po’ nostalgici della nostra family lontana e insieme con il cuore un po’ appesantito dall’imminente rientro, decidiamo di prendercela con calma. Facciamo una passeggiata lungo le vie di pellegrinaggio del Kumano Kodo, acquistiamo in un negozietto alcune cibarie che riusciamo a riconoscere nonostante le scritte illeggibili; partiamo dal tempio Kumano Hongū Taisha, ci incamminiamo per un un po’, ma poi decidiamo di tornare indietro e di non fare tutto il percorso dell’Hongu Loop. Torniamo al ryokan e ci abbandoniamo mollemente nell’onsen.
Il pellegrinaggio del Kumano Kodo è “gemellato” con il decisamente più famoso Cammino di Santiago: chi percorre entrambi i cammini è un “dual pilgrim” e può ricevere un certificato con la conchiglia e il corvo a tre zampe. Lo abbiamo messo nella wishlist, chissà…

 

L’ultimo giorno infine arriva. Lasciamo il ryokan e saliamo sulla nostra scatoletta, percorriamo la strada che risale lungo la costa della penisola. Ci fermiamo a Wakayama, località marittima, ma è il primo settembre e la stagione balneare nipponica a quanto pare è finita. Poco importa che ci sia un sole cocente o che sia venerdì pomeriggio: lo stabilimento è chiuso. Chissene. Ci infiliamo i costumi in auto, ci buttiamo in mare lo stesso poi, pieni di sabbia e salsedine tentiamo di sciacquarci nel lavapiedi (unica fonte di acqua dolce rimasta agibile) turbando mamma e figlio nipponici. Risaliamo in auto, arriviamo all’aeroporto di Osaka con ampio anticipo. La Toyota ci restituisce pure qualche soldo per aver riportato l’auto prima dell’orario stabilito. Ci annoiamo su e giù per l’aeroporto in attesa del volo; prima di imbarcarci ceniamo bevendo una birra nipponica niente male.

FHD0244

E infine via, in aereo, il lungo viaggio di ritorno. Tornati, impieghiamo un pochino ad abituarci a non fare quel piccolo gesto di inchino che abbiamo imparato. Sono queste piccole sceme cose, che ti restano addosso e che non si possono scordare, a mostrare all’esterno quanto il viaggio – ogni viaggio – ci abbia cambiato dentro.

:::::::Info pratiche:::::::

Regione: Kumano
Prefettura: Wakayama
Ryokan (consigliatissimo): Yunomineso Ryokan
Attività:
Guidare un’auto-scatoletta sulle stradine strette, desolate e tortuose dei monti del Kumano. Fatto. Voto 5/10 (bene, ma non benissimo).
Passare sotto il torii più grande del mondo. Fatto. Voto 3/10 (era banalmente in cemento armato).
Trovarsi disperati per la fame in mezzo al nulla, fermarsi nella bettola meno probabile del mondo e trovare un hamburger. Fatto. Voto 8/10.
Scoprire che esiste un piatto a base di tofu effettivamente buono: Fatto. Voto 7/10
Rilassarsi fin quasi allo svenimento in una pozza di acqua bollente nel mezzo di un bosco (dicesi onsen). Fatto. Voto 8/10.
Convincersi di aver comprato del pane in cassetta e ritrovarsi per pranzo invece un dolce coi i fagioli. Fatto. Voto 5/10 (di nuovo bene, ma non benissimo).
Fermarsi in mezzo ai monti e bere una strana bevanda creata da due strane vecchiette. Fatto. Voto 9/10 (buonissima!).
Fare l’aperitivo a base di sakè bevuto in un bicchiere di ghiaccio. Fatto. Voto 10/10.
Scandalizzare i Giapponesi facendo il bagno in mare circa 14 ore dopo la fine della stagione balneare ufficiale Fatto. Voto 9/10.

Indice di fastidio umanità: 3/10 JarJar. Poca gente in questa zona.
Indice di bellezza: 7/10 sakura. Più che di bellezza sarebbe meglio parlare questa volta di “Atmosfere che creano bellezza”.
Indice di ordine/rigore/incasellamento mentale: 10/10 Sheldon Cooper.
Indice di dipendenza da Pocari: 7/10 Pocari. Nelle escursioni è sempre apprezzato.
Indice di afa: 50 mm di sudore.

Qui l’ultimo video del “nostro” Giappone direttamente dal canale You Tube – enjoy!

2 Responses

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top