Gudu’s Pura Vida Experience – part two: di vulcani e fango

Dopo la splendida esperienza di Tortuguero, con la nidificazione delle tartarughe verdi (il racconto qui), ci lasciamo alle spalle i turisti e siamo sul nostro fuoristrada Daewoo Bego diretti verso La Fortuna.
La strada scorre regolare, senza molto traffico, il paesaggio cambia progressivamente, ci lasciamo alle spalle i campi di banani e ci avviciniamo alle foreste. Raggiungiamo il nostro Lodge, l’Arenal Country Inn, verso sera. Il lodge si presenta silenzioso e vuoto, con un certo senso di abbandono, memore forse della fortuna (o di una La Fortuna) di altri tempi (o di altre stagioni turistiche); offre pochi servizi (no lavanderia – che invece avrebbe fatto comodo considerata la giornata successiva – no ristorante, no bar).

La Fortuna è una piccola cittadina praticamente senza illuminazione notturna e anche lei, come il lodge, un po’ sottotono. Forse a febbraio-marzo c’è un brulicare di vita, non saprei, ma certo è che ad agosto l’ambiente è piuttosto sonnolento e deserto. La cittadina non offre molte opzioni gastronomiche. Un po’ indecisi sul da farsi, ci lasciamo consigliare da google maps e raggiungiamo così il Soda Viquez. Cos’è un soda? In Costa Rica i soda sono piccoli ristorantini, in genere a conduzione familiare, che offrono cibo semplice (casado) a cifre più che abbordabili. Il “nostro” soda è piccolo ma arioso, con una sala da pranzo a mo’ di veranda aperta sulla strada, pareti luminose e semplici tavolini pronti ad accogliere i clienti. Che, per la verità, sono parecchi pur se fuori stagione. E’ gestito da due ragazze gentili e disponibili; potrete ordinare tre versioni di casado (carne, pesce o vegetariano) e riceverete un piatto stracolmo di cibo salutare, riso, verdure. Ordinate insieme un batido (frullato di frutta fresca), ed il gioco è fatto: siete dei ticos.
Dopo esserci rifocillati, facciamo quattro passi ma presto decidiamo di tornarcene al lodge. L’indomani ci aspetta un’avventura.

L’avventura, per la verità, è stata molto più tosta e strenua dell’atteso. L’avventura che ci eravamo prefissati era il trekking del Cerro Chato, per giungere al lago che occupa il cratere del vulcano. Lonely Planet, nostro fedele compagno di viaggio, recita (e sono andata a rileggermelo, che forse ero stata io a sottostimare l’impresa?):  “Il Sendero Cerro Chato, la passeggiata più bella e interessante del parco [omissis] serpeggia tra i pascoli prima di salire piuttosto ripidamente tra ciò che resta di antiche foreste e macchie di vegetazione vergine sullo sfondo del cielo brumoso”. Piuttosto ripidamente? Sì, forse un po’ ho sottostimato io, ma 8 km nel fango salendo appesi a corde (e attenti a non sfiorare la vegetazione, che in Costa Rica una delle primissime cose che ti vengono dette è che non devi toccare nulla che buona parte di ciò che ti circonda è velenoso!) io l’avrei descritto diversamente…
Ma andiamo per gradi, partiamo dall’inizio. Ci svegliamo presto, ci dirigiamo all’Arenal Observatory Lodge da dove parte il Sendero, molliamo la macchina e partiamo, caldi-duri-e-puri come solo i veri viaggiatori possono essere. La partenza è soft: terreno regolare, salita dolce, bei paesaggi. Illusione: ben presto l’habitat intorno a noi cambia, la foresta si infittisce, il terreno è fangoso e sconnesso. Poco più in là, inizia la salita, o per meglio dire, l’arrampicata: terreno fangoso fino alle ginocchia, pendii scoscesi su cui issarsi a forza di braccia e gambe e muscoli di cui fino a quel momento avevo sempre ignorato l’esistenza, reggendosi a corde marce. Avventuroso, fico, molto fico; all’inizio almeno. Poi la fatica ha avuto il sopravvento. Credo di aver fatto gli ultimi 500 m scongiurando la morte per sfinimento ad ogni passo; Leo se l’è cavata molto meglio, del resto dei due è lui quello atletico.

 

 

Però: giunti in cima, ci ritroviamo avvolti dalla bruma sulle strette sponde di un laghetto vulcanico. Un paesaggio sospeso, impressionante, solitario e bello. Ci sediamo in bilico su un tronco caduto e restiamo per un po’ a riprendere fiato e ad osservare questo angolo selvaggio. Accanto a noi una raganella marroncina ci osserva.

cerro chato (5)

E poi ripartiamo per tornare a valle. La discesa è ardua tanto quanto la salita. Scivoliamo, ci imbrattiamo di fango, ma alla fine arriviamo all’auto con l’apparato osteoarticolare integro. Dolorante, ma integro. Ce ne torniamo al lodge, ci tuffiamo sotto la doccia e ci asciughiamo con i perennemente umidi asciugamani costaricensi (il tasso di umidità in pieno agosto supera il 90%) e ci trasciniamo al nostro amato soda per la cena. Vi ricordate che ho detto che mancava la lavanderia? La sera si è infatti conclusa con me che interpreto la bella lavanderina nel tentativo di ripulire dal fango la nostra tenuta da trekking. Sappiate, qualora vi trovaste in stato di necessità, che in Costa Rica esistono i mini super, dei minimarket super-forniti di ogni cosa. Tra cui, magno gaudio, saponette Vanish che lavano via la fanghiglia del Cerro Chato.

cerro chato (1)

:::::::Info pratiche:::::::

Zona: provincia di Alajuela
Lodge: Arenal Country Inn
Attività:
Escursione Cherro Chato. Fatto. Voto:9/10
Escursione Vulcano Arenal. Non Fatto.
Cena al Soda. Fatto. Voto: 8/10
Lavare i panni nel micro-lavandino del lodge. Fatto. Voto: 4/10
Guidare come pazzi il fuoristrada su sterrato. Fatto. Voto: 9/10
Parlare dei massimi sistemi con una Rana. Fatto. Voto 8/10. Anche rana soddisfatta.
Indice di fastidio umanità: 2 JarJar. Record in positivo.
Indice di fastidio fauna: 3 JarJar. Perché comunque sti ragni velenosi ovunque rompono un po’ le balle.
Indice di piovosità: 3 Giuliacci. Miracolo, non abbiamo preso piovaschi.
Indice di fatica: 1 Cherro Chato. Da ora diventa unità di misura.

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